Michele questa mattina, o perchè preso dal jet-leg o perché affascinato dal luogo in cui siamo, è uscito all’alba per fare qualche scatto prima uscire tutti insieme con gli altri fotografi. Oggi le strade dei partecipanti al Guangdong Through the Lenses of European Photographers­­­­ si sono divise.

Dopo la mattinata trascorsa insieme ad ammirare la potenza dei cinesi alla zona franca di Nashua, un vastissimo centro di libero scambio commerciale, abbiamo fatto l’ultimo pranzo tutt’insieme e poi, come ci era già stato preannunciato, siamo stati divisi in quattro gruppi per quattro percorsi.

Lasciamo la capitale della provincia di Guangdong in direzione di Dinghu Mountain, il paesaggio urbano lascia così spazio a quello montuoso, al nostro arrivo a destinazione l’impatto con l’arietta fresca della montagna ci coglie di sorpresa… che bello un po’ di refrigerio dopo il caldo umido della città.

Passeggiamo per il parco montuoso ed iniziamo la nostra sessione fotografica, il cielo non è dei migliori ma ci sforziamo di fare del nostro meglio. Metto in azione la mia GoPro per sperimentare qualche ripresa in time-lapse che non ho ancora avuto modo di vedere. Camminando camminando sentiamo odore d’incenso e dopo un po’ dinanzi a  noi si erge il Quingyun Temple, lo attraversiamo seguendo il sentiero che attraversa la montagna e ci imbattiamo in una serie di cascate e torrenti davvero suggestivi, anche qui gioco un po’ con la mia action cam mentre Michele si diverte con una serie di tempi lunghi in ND. Inutile sottolineare anche qui la presenza di tv e fotografi…sembra quasi di stare al Grande Fratello!!! Però è simpatica la cosa.

Stasera si dorme a Zhaoqing, anche qui i nostri amici cinesi non hanno badato a spese e ci offrono una cena in un ristorante panoramico posto al sedicesimo piano Golden Diamond Hotel. Dopo cena facciamo una passeggiata sul lago e ora nanna…

Ieri avevo parlato di avventura… ed in effetti lo è stata, anche se non nel modo in cui intendevo io… ma veniamo a noi:

Questa mattina, dopo una ricca colazione (da potersi definire anche pranzo data la grande varietà di cibi a buffet, a partire dai classici croassant latte e cereali europei, per passare alle uova con bacon e salsicce all’americana per finire al riso alla cantonese, noodle e verdure tipiche cinesi) si parte in direzione di Flower City Square, la piazza più importante della città, nella cui palazzo della biblioteca c’è la conferenza stampa per la presentazione ufficiale del Guangdong Through the Lenses of European Photographers.

La sala è gremita di gente, i vari dirigenti sia della provincia, che dell’ufficio del turismo che del China International Pubblishing Group si avvicendano al microfono con le relative interpreti per darci in benvenuto e manifestarci il loro onore ad averci come ospiti, alla fine della conferenza, classiche foto di gruppo ed all’uscita dalla sala veniamo assaltati da giornalisti di radio e tv che fanno a gara per intervistarci, e le interpreti dei signori di prima sono così gentili da tradurci domande e tradurre a loro le risposte…peccato che tutto ciò non possa essere trasmesso in Italia…

Dopo il boom di interviste facciamo un giro di quelli che sono i luoghi più significativi della città e poi andiamo a pranzo.

L’accoglienza cinese riservataci ci commuove, siamo sommersi di premure e veniamo ospitati nei ristornati più belli. A tavola è tutt’un vai e vieni di portate diverse che vengono posizionate sulla classica ruota a centro tavola, immancabili bacchette e tazzina di thè. La cucina di oggi ha cambiato sapore rispetto a quella di ieri che era stata studiata, ci è poi stato detto, per non avere troppo distacco con i nostri gusti occidentali, mentre oggi i sapori cominciano a farsi più forti ed incisivi.

Il pomeriggio è stato l’avventura di cui parlavo…

Ci hanno portati in un grande parco divertimenti, il Chimelong Paradise, ma chi si è divertito davvero è stato il tempo, dopo neanche una mezz’oretta che eravamo entrati, ha cominciato a piovigginare, in pochi minuti la pioggia è diventata acquazzone e poi temporale con tanto di tuoni e fulmini; abbiamo trovato riparo sotto la copertura del teatro aperto lateralmente, ed in pochi minuti i tombini non hanno retto è l’acqua ha iniziato a salire fino ad arrivarci quasi alle ginocchia, appena è diminuita la pioggia gli addetti del parco ci hanno fatto segno di uscire per tornare al nostro bus…inutile dire che è stato come andare in pis-cina…ahahahhahah, scusate la battuta…non ho sapute resistere…ahahahhahahahah

Dopo l’acquazzone è tornato il sereno ed abbiamo concluso la serata a cena in un ristorante tipico nella zona vecchia di Canton, l’esterno tutto illuminato dalle lanterne rosse era davvero suggestivo.

Dopo cena abbiamo fatto una passeggiata lungo il fiume della zona vecchia, anche qui tutto era illuminato a lanterne di carta rosse. Domani inizia, come anticipatovi prima di partire, la divisione dei gruppi, noi siamo stati assegnati all’itinerario naturalistico…il nostro viaggio cambierà scenario, e noi siamo ansiosi di scoprirlo… Notte notte….

Finalmente il wi-fi, una delle cose brutte di quando si va all’estero è il non disporre di internet finchè non si giunge in hotel, a meno che non si voglia vedere il proprio credito del cellullare crollare a picco o la bolletta, se si è a contratto, salire vertiginosamente. Appena ho riacceso il telefono, una volta atterrati nella terra di Marco Polo, ho ricevuto un messaggio con su scritto: “in Cina navighi con tot euro al/minuto”…salute!!!

Ma torniamo un po’ indietro…

Ieri mattina siamo partiti alle 5.00, il nostro accompagnatore stavolta era il mio papino. Tappa obbligatorio per cornetto e cappuccino e via verso l’aeroporto, quando ad un certo punto, dopo 20/25 minuti di macchina, un flashback mi ricorda che ho dimenticato a casa la mia gopro, comprata apposta per l’occasione. Non possiamo partire senza, cosi torniamo indietro a prenderla. Nonostante il fuori programma che ci fa saltare quasi 40 minuti, riusciamo ad arrivare in tempo a Capodichino per imbarcare la valigia, fare i controlli di sicurezza e prendere in volo per Milano, dove abbiamo appuntamento con i nostri 2 compagni di viaggio, Lucio e Massimo.

Arriviamo a Malpensa prima degli altri e prima ancora che il banco del check-in apra, così ne approfitto per sistemare i bagagli in prima fila in modo da fare alla svelta una volta aperto.

Il volo da Malpensa al Cairo dura circa 3 ore e mezza, ci eravamo organizzati dei film al computer quindi tra in pranzo a bordo ed un film il tempo vola.

Atterrati al Cairo veniamo accolti dal classico vento caldo sahariano che è solo un anticipo del caldo che invece abbiamo trovato in Cina una volta atterrati.

Ecco, qui è successa una cosa strana, appena riacceso il telefono e connesso alla free wi-fi dell’aeroporto il mio telefono ha automaticamente aggiornato l’orario al fuso del Cairo, portando così un ora in più rispetto all’Italia, quindi una volta fattasi l’ora di imbarcarci sull’aereo per Guangzhou ci avviciniamo al gate, ma nonostante passasse sempre più tempo, ne il volo veniva annunciato, ne altri passeggeri si avvicinavano alla zona, eppure il tabellone non portava il volo come in ritardo e ne tantomeno non era cambiato il numero del gate. Ad un certo punto uno dei tabelloni per l’imbarco perde il segnale ed appare la classica schermata windows con tanto di orario in basso a destra e…l’ora che leggo è la stessa che segna il mio orologio da polso (cioè quella italiana)…ed ecco che realizzo perché siamo gli unici al gate…L’I-Phone ha toppato!!!

Arriva intanto l’ora esatta e saliamo sull’aereo, sono le 23.30 ora locale, e si decolla.

Una volta eseguite le solite procedure di sicurezza viene servita la cena e si spengono le luci. La notte prosegue tranquilla ed al mattino, il tempo di fare colazione e si atterra a Guangzhou alle 15.30 (ora locale), e pensare che da noi in Italia sono appena le 9.00 del mattino.

Scendiamo e, come anticipato, il calore del Cairo non è nulla in confronto al caldo umido che ci accoglie: la fila per l’ispezione dei passaporti sembra interminabile, ma alla fine tutto ok, oltrepassiamo la linea e …siamo in Cina!!!

Agli arrivi internazionali sono ad aspettarci due membri del China International Publish Group, che ci accolgono con molto calore e ci accompagnano in albergo per una doccia veloce perché, ci dicono, alle 18.30 ci attendono i vertici della provincia di Guangdong per una cena benvenuto.

Alloggiamo al Langdon Hotel a Guangzhou, un meraviglioso hotel di 39 piani che si affaccia sul Fiume delle Perle, il panorama dalla nostra camera al diciottesimo è delizioso.

Pronti per la cena, giungiamo presso una delle sedi degli uffici del turismo della provincia di Guangdong e ci vengono presentati gli altri fotografi ospiti. La cena è molto carina, si svolge a buffet ed a fine pasto ci viene presentato lo chef che ne ha curato la realizzazione. Il nostro primo approccio con la vera cucina cinese non è niente male. Dopo una serie di discorsi di presentazione del progetto ci vengono consegnate delle borse piene di gadget, cartoline e pubblicazioni, tutti curati dalla provincia per la promozione del territorio, tra le varie cose, c’è un foulard di seta davvero carino.

Al rientro in albergo veniamo affascinati dalle luci dei ponti e del lungofiume, e nonostante la stanchezza di un viaggio così lungo, decidiamo che non posiamo andare a dormire, senza prima una bella passeggiata nei dintorni, un giro di perlustrazione per un primo contatto con questa nuova terra…dopotutto domani inizia l’avventura.

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Il mio maritino ha una nuova bimba.

Nikon D810… la pubblicità che ne ha fatto Nikon dice “Dai dettagli delicati al movimento ad alta velocità, questa versatile fotocamera da 36,3 megapixel è pronta a tutto.”

E se la fotocamera è pronta a tutto figuriamoci mio marito… ne vedremo delle belle…di foto!!!

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Cari amici, dopo l’Islanda siamo stati sommersi dal lavoro e non abbiamo più avuto modo di viaggiare ed aggiornare il blog, ma oggi è arrivata una mega notizia, e non posso non condividerla con voi.

Avete sicuramente notato in nuovo Countdown spuntato nella barra laterale, ebbene si…tra poco si parte di nuovo..e per una cosa grossa!!!

Il mio caro maritino è stato invitato dal Governo Provinciale di Guangdong in Cina a partecipare al “Guangdong Through the Lenses of European Photographers” , un evento internazionale che ospiterà 10 rinomati fotografi di tutta l’Europa.
I fotografi saranno ospitati tra le città di Guangzhou, capitale della provincia di Guangdong, e Shenzhen, dal 10 al 19 Maggio. Verranno divisi in 4 gruppi a ciascuno dei quali sarà assegnato uno dei seguenti itinerari fotografici: paesaggi naturali, attrazioni culturali, sviluppo economico, e turismo costiero.
Le foto scattate durante l’evento, verranno utilizzate dall’ufficio del turismo di Guangdong in occasione della Settimana di Guangdong al Milano World Expo 2015. La provincia cinese inoltre selezionerà tra tutte le foto, le migliori da esporre in occasione di eventi organizzati dal China International Publishing Group.

Ed ovviamente…vado anche io :) !!!

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La nostra avventura, come tutte le cose belle, è giunta al termine. E visto che doveva terminare abbiamo deciso di farla terminare in bellezza. Il nostro volo pomeridiano ci ha permesso di dedicare la mattinata alla visita della Blue Lagoon, la famosissima sorgente geotermale che dista appena 20 minuti dall’aeroporto. A differenza della sorgente del lago Myvatn, questa è molto più famosa, grande, affollata e fornita, ma a mio modesto parere molto meno fascinosa. Certo lo specchio d’acqua assume un colore tra l’azzurro ed il bianco che forse gli occhi non hanno mai visto, ci sono intere vasche piene di crema a base di silicio che può essere usata a volontà gratuitamente (e si fa bene ad abbondare perché nello shop all’uscita la stessa crema in un vasetto minuscolo viene venduta  a peso d’oro), ma quella sensazione di benessere che mi ha dato quella sera la sorgente del Myvatn non è riuscita a trasmettermela la Blue Lagoon.

Tra la sorgente geotermale, le cremine, i bagni turchi e le saune, la mattinata è volata e via di corsa verso l’aeroporto per lasciare il nostro caro Jimni, fare il check-in e volare verso casa.

Anche questa notte abbiamo avuto la fortuna di vedere l’aurora boreale, e pensare che ho letto blog di persone che sono state settimane intere in Islanda senza riuscire nell’intento.

Oggi è stato il nostro penultimo giorno in Islanda, domani abbiamo l’aereo che ci riporterà a casa, come anticipatovi ieri, avevamo, nel nostro itinerario di viaggio, destinato questo giorno alla visita della capitale ed allo shopping…dopotutto non si può tornare a casa senza souvenir!

La nostra prima meta di oggi è stata la famosa chiesa di cemento detta Hallgrìmskirkja, la cui spettacolare architettura esterna quasi entra in contrasto con la sobrietà degli interni. Meraviglioso l’antico organo a 5275 canne ed imperdibile la vista panoramica  sui tetti della città di cui si gode salendo con un ascensore la torre alta 75 m.

Dopo pranzo abbiamo vagato a piedi nelle stradine del centro, acquistando qualche souvenir qua e la da portare a casa, abbiamo fatto un salto al porto vecchio, ma a dirla tutta non ci ha colpito nella maniera che credevamo, abbiamo così deciso di tornare in albergo ed approfittare della vasca di acqua calda all’esterno della struttura, per riscaldarci e rilassarci dopo una settimana ricca di emozioni.

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Ebbene si amici, siamo stati fortunati, l’aurora boreale questa notte c’è stata…e noi l’abbiamo immortalata. Mio marito alla seconda sveglia ha notato un bagliore verdognolo in cielo, mi ha così svegliato e siamo andati sulla scogliera per goderci lo spettacolo nel buio più completo.

Siamo tornati poi a dormire ed al risveglio ci siamo rimessi in auto ed abbiamo costeggiato tutta la penisola di Vatnsnes nella speranza di avvistare una delle tante colonie di foche tipiche della zona…inutile dire che anche qui la fortuna non è stata dalla nostra parte.

La prima tappa di oggi ci ha portato, dopo qualche ora di macchina alla fattoria di Bjarnarhöfn, e mi sto ancora chiedendo come mi sia saltato in mente!!!

La fattoria è il più grande produttore della zona di hakarl (squalo putrido). Siamo arrivati lì sotto una pioggia battente, quindi siamo scesi e ci siamo fiondati nell’annesso museo. Inizialmente eravamo gli unici ospiti, anche la biglietteria era deserta. Dopo qualche minuto un anziano signore è entrato e ci ha mostrato un video che esplicava tutta il processo produttivo, dalla pesca al confezionamento dello squalo. Dopo averci mostrato i vari cimeli del “museo” che in realtà sembrava essere più un vecchio capannone, ci ha invitati ad assaggiare un tocchetto di hakarl accompagnato dal un pezzetto del famoso pane di segale islandese.

Mossi da chissà quale incoscienza sia io che Michele ne abbiamo mangiato un pezzetto. Inutile dire che è stato il momento peggiore della nostra vita. Sembrava avessimo inghiottito un cubetto di ammoniaca, disgustoso. Salutato il “caro” vecchietto, approfittiamo del fatto che ha smesso di piovere e passiamo a visitare il capanno al vento dove i tranci di squalo vengono metti ad essiccare. Ecco, questa è una cosa che si può fare finché si ha il vento a favore, ma in Islanda il vento come il tempo cambia spesso, ed in un attimo il vento è cambiato e siamo stati avvolti da un odore nauseabondo che ha impregnato  i nostri vestiti. Nel corso della giornata abbiamo mangiato panini, gelati, bevuto coca cola, ma nulla è valso a toglierci da bocca quel sapore.

Percorriamo in auto gran parte della penisola di Snæfellsnes, che ci presente scenari naturalistici davvero meravigliosi, nel pomeriggio visitiamo la spettacolare chiesetta nera a  Búðir ed in serata ci dirigiamo verso la città di Borgarnes. Il nostro viaggio immersi nella natura finisce qui, domani è il nostro penultimo giorno in Islanda e lo abbiamo destinato a Reykjavik, la capitale, ma sappiamo già che tutto quello che abbiamo visto in questi giorni ci mancherà, così come ci mancherà quel senso di pace e di tranquillità che solo il contatto diretto con la natura può donare.

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Nuovo giorno, nuovo scenario, abbandonati gli iceberg del sud, siamo passati dalla terra del ghiaccio alla terra del fuoco. La nostra prima tappa è Hverir, una paesaggio lunare dalle tinte che spaziano dall’ocra all’arancio caratterizzato da pozze di fango ribollenti, soffioni, depositi sulfurei e fumarole. Qui il fuoco del sottosuolo sembra volersi sprigionare ad ogni angolo. L’odore nell’aria è quello tipico dello zolfo.

Ci muoviamo poi verso la zona del Krafla, dove ammiriamo crateri fumanti, laghi dalle acque turchesi e fiumi di acqua bollente, insomma ovunque è meraviglia.

E’ ora di pranzo quando giungiamo a Godafoss, l’ultima cascata in scaletta nel nostro programma di viaggio. Dopo la visita alla cascata, il nostro viaggio prosegue in direzione di Laufàs per una veloce visita alla case con tetti in torba.

Trascorriamo il pomeriggio in auto per raggiungere la penisola di Vatnsnes, la nostra mission è il tramonto sul faraglione di Hvitserkur. Secondo la leggenda, Hvitserkur era un troll che fu sorpreso dal sorgere del sole ed è stato quindi pietrificato, altri invece lo additano come il dinosauro che si abbevera in mare.

La zona è completamente isolata, fortunatamente troviamo una camera in una pensioncina, ma non c’è ristorante e soprattutto non ci sono locali o negozi per diverse centinaia di chilometri;  qui ci torna utile il consiglio della Lonely Planet di avere sempre scorte di viveri nel cofano, così ci ritroviamo a metter su una cena a base di panini all’olio ed affettati nella nostra stanzetta di legno.

Le previsioni portano la possibile presenza della famosa aurora boreale questa notte, Michele imposta una sveglia ogni ora per monitorare il cielo, io intanto vado a nanna….

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Oggi è stata una giornata dura, trascorsa per la maggior parte del tempo in auto, ma è finita nei migliore dei modi… ecco a voi il racconto:

Siamo partiti presto perché avevamo tanta strada da fare, il programma di viaggio prevedeva la traversata da sud a nord. Le nostre buone intensioni sono state però presto distolte dall’ennesima spiaggia nera che ha attirato la nostra attenzione, abbiamo così fatto la prima sosta fotografica.

La lunga strada da Höfn alla regione del lago Myvatn ci ha offerto tanti scenari diversi, e tutti belli, siamo passati tra pianure verdi, montagne innevate, sorgenti di acqua calda e speroni di roccia.

Nel tardo pomeriggio siamo giunti a Dettifoss, la più imponente cascata d’Europa, che ci ha impressionato con la sua grande mole d’acqua. Invece di tornare indietro, per raggiungere il lago Myvatn decidiamo di seguire la strada più lunga, ci dirigiamo così verso la costa nord, e facciamo tappa nella piccola cittadina di di Husavik, dove ci fermiamo per la cena in un caratteristico localino sul porto famoso per il filetto di merluzzo impanato e fritto, il “Fish and Chips”. La cittadina è quasi deserta, il sole è calato e l’aria fredda e tersa colora il mare di un blu brillante, è un luogo che trasmette davvero serenità.

Anche se è già buoi, e qui si va a letto presto, non possiamo andare a dormire senza aver sperimentato una delle cose di cui sentirò certamente la mancanza una volta tornati in Italia: i Bagni Termali del Myvatn.

Manca un’ora alla chiusura quando giungiamo sul posto, di fretta paghiamo l’ingresso e ci fiondiamo verso gli spogliatoi per indossare il costume. Non so perché ma ero convinta che si trattasse di piscine termali coperte, quindi tranquillamente seguo le indicazioni tra lo spogliatoio e la piscina e quando apro la porta mi ritrovo all’aperto, completamente al gelo, dopotutto fuori ci sono -2 gradi.

A pochi metri da me vedo un laghetto di acqua fumante, il tutto immerso nella penombra, soltanto un faro dalla fioca luce illumina la sorgente ed i vapori dell’acqua bollente rendono la scena suggestiva. Dopo l’impatto col freddo, la visione di quel tepore proveniente dall’acqua mi spinge a fiondarmici dentro; una volta immersa la sensazione di benessere è indescrivibile. Inizio a cercare mio marito tra le varie persone immerse, lo scorgo poco dopo ancora fuori dalla sorgente, mi vede, mi raggiunge e concordiamo sul fatto che il paradiso dev’essere poco diverso dal quel posto.

Qui è abitudine degli abitanti del posto rilassarsi di sera in luoghi del genere. C’è chi chiacchiera, chi sorseggia un drink, chi ne approfitta per fare maschere al viso o impacchi alla pelle.

All’esterno un grande orologio segna contemporaneamente l’ora ed i gradi della temperatura esterna, si fa ora di uscire e fuori siamo scesi a -3. No, decisamente non voglio uscire, voglio rimanere qui per sempre…ma non si può allora via di corsa verso il caldo degli spogliatoi.

Torniamo in macchina completamente rigenerati…ora possiamo andare a dormire contenti.

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Ebbene si, ieri sera all’arrivo in hotel sentivamo il rumore delle onde che si infrangevano sulla spiaggia, ma nulla poteva preparaci allo spettacolo che si è presentato ai nostri occhi una volta tirate su le tende della camera…la spiaggia nera di Vik, e noi ci siamo proprio sopra!!!

Facciamo colazione in fretta per non perdere neanche un minuto di questa nuova giornata. Ci imbacucchiamo per bene (il termometro è prossimo allo zero) ed usciamo in spiaggia.

Il nostro albergo si trova alle falde della scogliere da cui inizia la spiaggia. Una distesa immensa di sabbia nera crea, con il bianco della spuma delle onde del mare, un gioco di contrasti davvero unico ed emozionante. Le onde sono altissime, c’è vento, ed il cielo è bianco come le onde del mare.

Rimarrei qui per sempre.

Michele non resiste al fascino del bianco e nero e si avventura verso il bagnasciuga per catturare lo scatto perfetto, ma la forza della natura si fa beffa di lui ed un’onda più grande delle altre va ad infrangersi sulle sue gambe; a nulla servono pantaloni e scarpe impermeabili…il resto della giornata sarà in calzamaglia e ciabatte! Ahahahahahahah…..

Riprendiamo così, con lui tutto bagnato, il nostro fuoristrada e ci mettiamo in cammino…almeno adesso guido io!!!

La strada è lunga, dobbiamo arrivare alla famosa laguna glaciale di Jökulsárlón.

Il tragitto in auto è tutto un fermarsi per godere degli scenari che si presentano alla nostra vista. Il paesaggio cambia spesso, ed ogni vista è più bella della precedente. Il potente Vatnajökull  domina la regione, attraversiamo vallate e deserti di ghiaccio, intravediamo fattorie sperdute, l’unica cosa che non troviamo sono centri abitati. Per strada incociamo un paio di pullman di giapponesi, la cui attenzione è attirata più da Michele che fotografa in ciabatte a zero gradi che dalla bellezza del posto in cui ci troviamo.

Arriviamo nei pressi di Jökulsárlón che è già pomeriggio inoltrato (le scarpe di Michele sono finalmente asciutte!), sulla nostra sinistra delle collinette rocciose ci separano dalla laguna glaciale, la intravediamo tra una collinetta e l’altra e non resistiamo, dobbiamo scendere e risalire la collinetta, non possiamo aspettare di arrivare al parcheggio. Accostiamo lungo una piazzola di sosta, Michele deve aprirmi lo sportello dell’auto, che non riesco ad aprire da sola  tanto è forte il vento. A fatica scaliamo la collinetta rocciosa, il vento mi fa opposizione e quasi volo via, ma una volta giunti in cima la vista ripaga degli sforzi fatti.

Sotto di noi si apre, in tutta la sua bellezza la grande laguna glaciale, dove vento e acqua scolpiscono iceberg dalle figure fantastiche. Riprendiamo l’auto per giungere all’ingresso della laguna, la nostra intenzione è fare un giro su uno dei tanti mezzi anfibi che ti traghettano nella laguna fin quasi sotto gli iceberg, ma la fortuna questa volta non è dalla nostra parte, c’è troppo vento e gli anfibi non partono.

Anche qui c’è una delle famose webcam e chiamo papi in Italia per un altro salutino in diretta.

Dalla laguna ci spostiamo poi sulla spiaggia dove gli iceberg prendono il largo in mare, qui è piano di fotografi, e non nascondo che mi diverte vedere i più avventurosi fare la stessa fine che ha fatto Michele a Vik questa mattina.

Lo spettacolo delle luci del tramonto che colorano i cristalli di ghiaccio sulla spiaggia (anche qui nera) non ci fa rendere conto del tempo che passa… e si fa così buoi, ma la nostra metà per questa sera è Höfn e c’è ancora un’oretta di macchina da fare.

Giungiamo ad Höfn con una fame da lupi, la città è famosa per le sue “aragoste islandesi” e ci dirigiamo direttamente verso quello che ci è stato indicato come uno dei migliori ristorante della città, il “Kaffi Hornid”, una casetta di legno all’inizio della cittadina, dall’atmosfera molto calda ed accogliente.

Non potevamo non ordinare le tipiche “aragoste islandesi” che in realtà sono degli scampi dalle dimensioni molto più grandi di quelli che conosciamo noi in Italia. Prendiamo quindi scampi fritti gratinati, zuppa di scampi, pasta agli scampi, anche se Michele non resiste al “fascino” della classica e cara Hamburger, e qui in mio papi direbbe: “Pessimo”!!!

Anche oggi abbiamo fatto tanta strada, visto tanti luoghi che hanno già trovato il loro posticino nei nostri cuori, e stanchi ma contenti andiamo a nanna…a pancia piena!

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Ieri sera col buio poco abbiamo visto della zona in cui ci troviamo, ed al nostro risveglio il panorama davanti al quale ci siamo trovati è stato emozionante. Siamo in aperta campagna, il cielo per il momento è chiaro e qualche metro dopo la nostra auto ci sono dei cavalli islandesi al pascolo, a perdita d’occhio non è ombra di altre costruzioni, sulla strada non passa neanche un auto…e  noi respiriamo aria pure… fredda, gelida, ma pura.

La prima tappa della giornata e la cascata di Gulfoss, nota anche come cascata degli dei, un salto di tot metri di una bellezza unica. Prima di partire, avevo trovato un sito web www.livefromiceland.is, dove c’è la diretta delle immagini delle webcam da alcuni dei punti più famosi d’Islanda, e questo è uno di quelli, quindi individuo la webcam, mi ci piazzo davanti e telefono in Italia al mio papi per farlo collegare al sito per un saluti in diretta… ah, le meraviglie della tecnologia!!!!

Facciamo una sosta in un locale per la prima colazione, Michele si tiene sul tradizionale con cornetto e cappuccino, io mi calo nell’ambente e prendo la famosa zuppa d’agnello. La tappa successiva è Geysir, un sito naturale famoso per la presenza dei più antichi geyser, in particolare lo Strokkur ci offre ogni 5/8 minuti uno spettacolo affascinante, il suo spruzzo di acqua bollente arriva a toccare 30/35 mt di altezza, andando a formare una nuvola di vapore che a seconda del vento fa la “doccetta” al visitatore distratto di turno.  Il clima qui è davvero instabile, il sole spunta e si rinasconde dietro le nuvole dando il tormento a Michele per trovare il “controluce” perfetto, accompagnati dal sole decidiamo di tornare in macchina per metterci in cammino verso la nostra prossima tappa, ed appena saliti, e chiusi gli sportelli, una grandinata improvvisa si abbatte su di noi, eppure pochi secondi prima il cielo era diventato completamente azzurro, libero dalle nuvole. Certo, siamo stati proprio fortunati! Per questa volta il pericolo doccia è scampato, ma sarà sempre così??? Speriamo!!!

Ci rimettiamo in viaggio, dopo aver fatto scorta di viveri in uno dei supermercati locali, come consigliato dalla nostra Lonely, mai mettersi in viaggio senza qualcosa da mangiare in macchina, perché potrebbero passare ore prima di trovare qualche centro abitato. Impostiamo la prossima tappa nel nostro navigatore, ci dirigiamo a sud, verso Skogafoss.

Affascinati dai paesaggi che si susseguono, inizialmente non ci accorgiamo di non aver preso il Ring, ad un certo punto, dopo quasi tre ore di strada, cartelli di strada chiusa per pericolo lava iniziano a susseguirsi, e nel mezzo del nulla, il navigatore ci comunica di essere giunti a destinazione, ma di Skogafoss nessuna traccia. Siamo solo noi, il nostro Jimni e tutt’intorno una distesa di lava nera, non si vedono monti, cime…nulla!!! Tento di nuovo di impostare il navigatore e…la destinazione è a tre ore di distanza!!!

Cerco informazioni sulla mappa per capire dove ci troviamo e scopro che siamo nei “campi di lava” formatisi a seguito dell’eruzione del  Eyjafjallajökull del 2010. E’ vero, la nostra destinazione è ancora lontana, ma grazie a questo sbaglio del navigatore abbiamo avuto modo di vedere un paesaggio spettacolare che non era sulla nostra tabella di marcia, e pensandoci ora, sarebbe stato un peccato non vedere, in tal modo non avremmo mai saputo com’è trovarsi in un paesaggio lunare, e ne abbiamo approfittato per uno spuntino immersi nel nulla…che senso di pace!

Riprendiamo il cammino e presto ci immettiamo sul Ring, spulciano la guida, scopro che c’è un altro motivo per fare una sosta fuori programma, e questo motivo è la cascata di Seljalandsfoss, un meraviglioso salto d’acqua di 60 mt, caratteristica per il fatto che vi è un sentiero impervio che permette di arrivare fino a dietro la cascata e potersi godere lo scenario della potenza dell’acqua da una prospettiva diversa dal solito. Ci arrampichiamo per il sentiero e sbuchiamo dall’altro lato della cascata, c’è un simpatico ponticello dinanzi ad essa  e propongo a mio marito un autoscatto; c’è il sole, lui posiziona e regola la reflex sul cavalletto di fronte a me, imposta l’autoscatto a 10 secondi, corre per giungere sul ponticello con me per la foto, ed in una frazione di tempo, prima dei 10 secondi dell’autoscatto, una grandinata fortissima ci coglie di sorpresa. Stavolta non abbiamo avuto la stessa fortuna di questa mattina, ma grazie all’abbigliamento termico ed impermeabile, non abbiamo riportato danni!!! Dopo un paio di minuti, la grandinata termina, torna il sole, ed intorno a noi è tutto bianco, come se avesse nevicato. Ancora non mi abituo a queste variazioni climatiche. Siamo quasi al tramonto ma abbiamo ancora Skogafoss in lista per oggi e così ci dirigiamo verso l’ultima tappa di questa fantastica giornata.

Il frastuono della cascata ne precede la vista, il muro d’acqua che vola giù da un altezza di 60 mt, offre ai visitatori uno spettacolo unico, e nel complesso ci si sente davvero piccoli. E’ quasi buio, ma non vogliamo perderci la visuale panoramica che la scalinata di 700 scalini adiacente alla cascata offre. E cosi via, 1,2,3,4,5,6…698,699,700… arrivati… siamo al livello del salto, è stato faticoso, ma ne è valsa la pena!!!

Ormai è buio, ci tocca trovare un posto per la notte e così giungiamo a Vik, in questo periodo, come in tutti gli altri mesi invernali, la maggior parte degli hotel sono chiusi anche qui, ma noi siamo fortunati a trovare un alberghetto aperto, mentre entriamo sentiamo rumori di onde che si infrangono sulla spiaggia, ma è troppo buio per riuscire a vedere il mare…anche questa giornata è finita…non vediamo l’ora che sia domani!!!

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La sveglia suona alle 5.00, io ovviamente non voglio alzarmi dato che sono andata a dormire solo 2/3 ore prima. Eppure pensavo che stavolta sarebbe stato facile fare i bagagli dato che la maggior parte dell’abbigliamento termico e in pile era già stato sistemato nella valigia, ma si sa, se c’è una cosa odiosa da fare prima di partire…bhe, quella è la valigia!!!

Il mio caro fratellino Giovanni, nostro autista ufficiale in partenza ed arrivo, alle 5.20 bussa già alla nostra porta…l’appuntamento era per le 5.30, ma lui è super puntuale.

Un salto a prendere Alessia (co-accompagnatrice ufficiale) e dritti verso l’aeroporto…con una piccola sosta al bar per la colazione pre-partenza.

Giungiamo all’aeroporto di Capodichino in perfetto orario per fare in check-in, imbarcare la valigia e fare i classici controlli di sicurezza. Tutto liscio come l’olio…e non abbiamo neanche dovuto togliere le scarpe J.

L’aereo parte alle 8.20 ed atterra all’aeroporto di Basilea (Svizzera) alle 10.10. Il nostro prossimo volo è alle 13.00 abbiamo tutto il tempo di recuperare la valigia, farla imbarcare di nuovo e ricominciare la trafila dei controlli di sicurezza; dato l’orario lo stomaco comincia a farsi sentire, ma al nostro gate c’è solo un piccolo punto vendita di tramezzini e bibite, quindi ci accontentiamo di un tramezzino ed una coca cola ed attendiamo il nostro secondo volo. Michele ne approfitta per un pisolino mentre io comincio a spulciare la mia Lonely Planet. Devo dire che è la prima volta che acquisto una Lonely Planet, perché la mia guida preferita fino a questo viaggio era la National Geographic, ricca di foto (deformazione professionale) e con buone mappe dei luoghi, ma per l’Islanda non c’è così ho ripiegato sulla Lonely che credevo di una noia pazzesca data la totale mancanza di foto, ma ho dovuto ricredermi…è veramente ricca d’informazioni e dice veramente tutto, dalle notizie di assoluta necessita alle più sciocche curiosità. Il TOP sarebbe un misto tra le due…chissà…magari la facciamo noi!!!

Torniamo al viaggio….l’aereo per l’aeroporto internazionale di Reykjavik (che in realtà si trova a Keklavik, più o meno 50 minuti dalla capitale) parte alle 13.20 ed atterra alle 15.40 ora locale (in questo periodo in Islanda siamo 2 ore indietro rispetto all’Italia). Il volo è stato tranquillo, così come l’atterraggio, rigorosamente accompagnato dall’applauso al pilota… non ho mai capito il motivo dell’applauso… alla fine è una persona che non sta facendo altro che il suo lavoro…è come se a me facessero un applauso quando stampo una fattura, oppure a mio padre facessero un applauso ogni volta che inforna una pizza, oppure a Michele ogni volta che scatta una foto o smonta una scheda madre!!!

In aeroporto troviamo il tizio incaricato di consegnarci l’auto (un Suzuky Jimni 4×4) con in una mano una targhetta con su scritto “Mr. Stanzione Michele” e nell’altra una birra… “cominciamo bene” penso!!!! Ma alla fine tutto  fila liscio, anzi, mi porta anche le valigie… come si dice “Love this work!!!”.

Abbiamo già il nostro itinerario, ma siamo liberi di fare tutte le deviazioni che ci pare e piace!!!

Avevo letto qua e la su internet che il tempo in Islanda cambia ogni 10 minuti… è una bugia…cambia anche più spesso. Ci mettiamo in macchina con un vento fortissimo ed una pioggia fina fina molto fastidiosa, dopo qualche minuto il sole fa capolino da dietro le nuvole e ci regala un meraviglioso arcobaleno, e poi il secondo, il terzo… nel giro di 10 minuti contro almeno 6/7 arcobaleni…una cosa meravigliosa.

Il tratto che percorriamo in auto nei pressi dell’aeroporto non è un granché, la classica zona industriale… superiamo un primo agglomerato urbano e la nostra attenzione viene catturata dall’insegna KFC, il famoso pollo del kentucky, certo non è tipico dell’Islanda, ma lo stomaco chiama e noi non possiamo far altro che rispondere. Scendo a prendere uno dei famosi chicken box, un cilindro pieno di pezzi di pollo fritto in diversi mix di panature e patatine fritte… ora possiamo avventurarci sulla Ring Road.

L’hingrenguver, famosa come Ring Road o Anello, è la strada principale d’Islanda, che come appunto un anello gira per tutto il perimetro dell’isola. Ci sono poi delle deviazioni, alcune asfaltate altre no che ricoprono i vari tratti secondari. Dopo un paio d’ore di cammino giungiamo alla prima tappa, il parco nazionale Pingvellir, il luogo in cui ebbe luogo il primo parlamento d’Islanda, e famoso per essere il punto il cui è possibile vedere la faglia che separa la zolla tettonica europea da quella americana. Durante il cammino abbiamo visto innumerevoli arcobaleni, e subito dopo i primi agglomerati urbani il paesaggio è subito cambiato, diventando sempre più interessante… tre colori sono stati la costante di questo viaggio, il nero della lava raffreddata, il giallo dell’erba ormai secca ed il verde dell’erba che resiste ancora e del muschio. Siamo in una zona di pascoli, dal punto di vista abitativo si può dire desertica. Distese di erba, con tante pecore e cavalli, ogni tanto qualche fattoria, qualcuna privata, qualche altra offre letti per turisti o piazzole per i campeggiatori che vogliono piantare la tenda (ovviamente d’estate). Facciamo un giro a piedi nel parco nazionale e la nostra attenzione viene richiamata dallo scrocio di una cascata, seguiamo il rumore ad arriviamo ai suoi piedi… sarà la prima di una lunga serie, l’Islanda ne è piena, da quelle maestose e famose come Dettifoss, Gulfoss, Skogafoss, a quelle più anonime, piccole ma allo stesso tempo affascinanti. Il sole tramonta presto in questo periodo, ci rimettiamo in macchina alla ricerca del nostro hotel, si tratta di un piccolo albergo a 10 minuti dalla cascata di Gulfoss, una struttura ad un solo piano con 4/5 camere ed un piccolo bar tutto illuminato a candele dove ci sono 3/4 persone che sorseggiamo birra ed usufruiscono del wi-fi free. Optiamo anche noi per una birretta ed approfittiamo della connessione per controllare le email ed i messaggi degli amici su facebook prima di andare a letto.

Inutile dire che siamo gli unici ospiti dell’hotel per la notte, e sarà cosi un po’ ovunque, anzi parecchie strutture in questo periodo sono chiuse. Dopo giugno, luglio ed agosto, dove non si trova neanche un letto libero se non lo si è prenotato con largo anticipo, i camping, gli alberghi i ristoranti di parecchie aree rurali tolgono l’insegna…se ne parla l’anno nuovo.

Lo so, lo so…chiedo umilmente scusa!!!

Scusate la latitanza cari lettori, so di aver lasciato a metà il racconto relativo al viaggio in Spagna, ma mi farò perdonare!

Promesso!!!

Vi racconterò tutto tutto… è che le cose hanno preso una piega velocissima e non sono riuscita a stare dietro agli eventi!!!

In questi tempi di crisi quando il lavoro chiama non si può fare altro che rispondere…e noi abbiamo risposto.. anche se questo ha significato abbandonare per un lungo periodo di tempo il blog.

Ma siamo tornati con una bella novità!!!

Il 24 Settembre si parte per l’Islanda!!! Vulcano Bardarbunga permettendo!!!

Si cari amici, perchè il nostro caro vulcano una volta saputo del nostro arrivo ha deciso di dare il via alle danze…così giusto per bloccare il traffico aereo islandese… speriamo la situazione si sistemi presto… Vi terrò aggiornati!!!

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Come vi anticipavo ieri cari amici, oggi si parte in direzione deserto…

La Spagna è una terrà che accontenta tutti i gusti, c’è il mare con le varie Costa del Sol, Costa Blanca e Costa Brava, ci sono le alte vette per lo sci (Sierra Nevada, Pirenei), e… c’è anche il deserto, e che deserto!!!

Basti pensare che il deserto spagnolo ha fatto da cornice ai famosi Western di Sergio Leone per essere tutti catapultati con la mente tra i personaggi de “Il buono, il brutto e il cattivo”, “Per un pugno di dollari”, “C’era una volta il west”…etc.

Man mano che da Alicante ci avviciniamo a Tabernas il paesaggio assume sempre più la tipica connotazione desertica, gli alberi spariscono lasciando posto a bassi arbusti, la terra diventa arida, ed il caldo si fa sentire.

All’interno del Deserto di Tabernas  ci sono diversi parchi tematici richiamanti Hollywood ed i film western, noi scegliamo di visitare l’originale set dei film di Sergio Leone, il “Western Leone”.

Il costo del biglietto è di € 11.00, all’ingresso nel parco tematico hai davvero la sensazione di ritrovarti in una vecchia cittadina del Far West, saranno le famose note di Ennio Morricone che vengono trasmesse dagli altoparlanti, sarà il caldo o il fatto stesso che a quest’ora ci siamo sono noi, ma hai davvero la sensazione che da un momento all’altro spunti qualche cowboy  che ti sfidi a duello.

C’è il saloon dove puoi davvero consumare da bere, non sarà certo una bevanda tipica del tempo ma noi optiamo per una fresca Cerveza; c’è la banca, la chiesa, i cavalli e non può mancare la forca centrale con tanto di cappio che penzola al vento. Su una collina, un pò più in alto ci sono anche le tende degli indiani.

Mentre consumiamo la nostra bevanda al saloon arrivano dei cowboy, iniziano una partita a carte e la terminano con una sparatoria; si tratta di uno spettacolo che viene ripetuto 3/4 volte al giorno per deliziare i turisti.

La nostra tappa a Tabernas è stata di passaggio per raggiungere Marbella in Costa del Sol, secondo le previsioni meteo il tempo non dovrebbe essere dei migliori nei prossimi giorni, speriamo che il Sol ci accompagni!!!

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Abbiamo preso la macchina e ci siamo diretti verso il centro della Ciudad per avere una prima impressione della città. Ciò che ci colpisce è l’ordine e la pulizia del posto. Tutto è curato nei minimi particolari, dalla pulizia delle strade, alla cura con cui sono disposti i fiori nelle aiuole. Parcheggiamo sul lungomare per prendere l’ascensore che sale su fino al Castillo di S. Barbara, lo spettacolare castello che dall’alto dei suoi 166 mt domina l’intera baia di Alicante.

Il tempo è buono oggi, c’è sole e non c’è l’ombra di una nuvola, possiamo così goderci un meraviglioso tramonto panoramico.

Nonostante non ci siano differenze d’orario tra la Spagna e l’Italia, qui c’è luce fino alle 21.30/22.00.

Ad un certo punto sentiamo delle musiche provenire dalle strade della città sotto di noi, chiediamo informazioni e ci viene spiegato che è Vierne Santo (Venerdì Santo) e giù in città ogni quartiere ha organizzato la propria processione, tutte poi confluiranno lungo il vialone principale dove sono stati organizzati dei palchetti che consentono di ammirarle tutte comodamente seduti. Non resistiamo alla curiosità, dopotutto il mio fotografo ha fatto un intero libro sulle processioni della Settimana Santa “Nere e Bianchi” (vi ricordo che è possibile acquistarlo cliccando QUI).

Ci dirigiamo all’ascensore per tornare giù, ma…SORPRESA….l’ascensore chiude alle 20.00, non ci resta che scendere a piedi, veniamo quindi indirizzati per una stradina panoramica molto suggestiva… alla fine di tutto non è stato male, abbiamo avuto modo di scorgere angoli e vedute davvero affascinanti.

Arrivati giù ci dirigiamo nella direzione da cui viene la musica, e tra vicoli e vicoletti ci ritroviamo ad un cento punto in mezzo ad una folla di incappucciati, alcuni dei quali portano a spalla una bellissima statua della Vergine Maria tutt’adornata di candele e fiori, la musica suonata dalla banda che li segue è molto struggente, e le persone dall’alto dei balconi fanno cadere petali di fiori su quella che abbiamo saputo essere la Virgen de los Dolores.

Proseguendo per le varie viuzze del centro riusciamo a scorgere il vialone principale con i palchetti, il costo di una seduta è di € 4.00, ci sono dei ragazzi in maglietta gialla che stanno ancora vendendo i biglietti e riusciamo a trovare posto in prima fila. Dopo pochi minuti arriva la prima processione, si tratta di incappucciati di colore rosso che portano a spalla la statua del Cristo morto, seguono delle donne nel tipico costume del lutto andaluso, poi ancora bambini nei loro piccoli sai e statue di Vergini e Santi. Il tempo vola e ci ritroviamo quasi a mezzanotte e lo stomaco comincia a farsi sentire, troviamo un simpatico locale che a prima vista sembra una pescheria, per via dei banchi con ghiaccio e pesce fresco, in realtà è un ristorante in cui scegli il pesce che più ti piace e ti viene cucinato alla maniera che vuoi tu, lesso, fritto, alla griglia, ecc. Prendiamo un assaggio di varie cose, del buon vino bianco e così possiamo andare a dormire…domani si parte alla volta del deserto!!!

Il deserto in Spagna????????????

Ebbene si amici, in Spagna c’è il deserto!!!

I giorni che precedono la partenza sono sempre frenetici, c’è sempre questo o quel lavoro da ultimare, le valigie da preparare e tutte quelle cose che di solito non succedono ma si presentano sotto sotto la partenza. Ecco il perché della mia assenza nei giorni scorsi.

Ma alla fine la cosa importante è che, nonostante sia successo di tutto, siamo riusciti a partire: questa mattina alle 10.10 da Roma-Fiumicino abbiamo preso il nostro volo Vueling VY1367 ed alle 12.25, come da programma siamo atterrati all’aeroporto di Alicante.

La prima avventura è stata riuscire ad avere l’auto prenotata su internet, al desk della Gold rent, dopo vari tiri e molla con l’operatrice abbiamo spuntato la stessa auto ad un costo minore e con copertura assicurativa maggiore.

La prima impressione appena messi in macchina ed usciti dall’aeroporto è stata quella di trovarsi in Marocco o Tunisia, il paesaggio a tratti desertico e puntellato da poche rade piante si presenta arido e di una tonalità di beige tipica dei paesi magrebini.

Prima tappa in albergo per lasciare “las maletas” e non ho resistito alla tentazione di darvi qualche anticipo…ora scappo…a scoprire la città!!!

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Scopro con piacere che la Ryanair sventola bandiera bianca sul fronte della guerra al 2° bagaglio a mano.

Ricordo a tal proposito che al ritorno da Barcellona ci trovavamo al gate  in procinto di salire sull’aereo, ed avevo una borsetta davvero piccola che non superava i 20×20 cm (stracolma), ed una bustina con un thermos del Barça per mio fratello acquistato allo Store FC Barcellona all’interno stesso dell’aeroporto. Mi si avvicina una hostes della compagnia aerea e gentilmente mi chiede € 40,00 per il secondo bagaglio a mano (la bustina!). Le faccio notare che rispetto alle dimensioni massime consentite per il classico trolley da bordo la mia borsetta e la mia bustina sono notevolmente inferiori e non vedo perché dovrei pagare la sovrattassa. Lei resta imperterrita sulla sua posizione dicendo che se ho in mano 2 pezzi pago l’extra. Non ho nessuna intenzione di pagare € 40,00 per una bustina, ma non posso neanche cercare di infilarla nella borsetta strapiena, ne tanto meno nello zaino della fotocamera di Michele, strapieno anche quello ed ecco che, guardando alla mia destra vedo… il Duty Free!!!

La mia salvezza!!!

Mi reco all’interno del negozio, compro per € 2,00 una busta, metto all’interno di quest’ultima la borsa e la bustina col thermos e…posso salire in aereo senza pagare nulla, perché in mano ho solo un pezzo.

Non è assurdo?

Meno male che Mr. O’Leary si è ravveduto ed ha cambiato le cose.

5 Stelline x te Mol*   :-)

 

*Michael O’Leary – Patron della compagnia aerea.

Non ci credo!!!
Diario di un fotografo viaggiatore ha solo tre giorni e già le visite hanno sfiorato i 500 accessi unici.
Decine e decine invece le mail, gli sms e le chiamate di apprezzamento!!!
Grazie per l’affetto che ci dimostrate quotidianamente.
:-)

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Buona Domenica delle Palme amici, con oggi entriamo ufficialmente in quella che viene denominata “Settimana Santa”. In Italia e nel mondo questa, per i popoli di religione cattolica, è una settimana molto particolare e sentita. In ogni dove vengono organizzate processioni, manifestazioni e messi in scena riti antichissimi. Michele ha raccolto in un libro “Nere e Bianchi” due di queste antichissime tradizioni:

  • I Battenti di San Lorenzo Maggiore (processione di penitenza che si svolge ogni anno a San Lorenzo Maggiore in provincia di Benevento il Venerdì Santo);
  • La processione delle Desolate di Canosa di Puglia (processione di devozione alla Madonna Addolorata, che si svolge appunto a Canosa di Puglia ogni anno il Sabato Santo).

Per quanti di voi, amici, che volessero acquistare il libro è possibile farlo cliccando qui sotto.

Vi auguro di trascorrere una giornata di “Pace”, e se ne avete la possibilità, durante questa settimana visitate alcune di queste manifestazioni.

Non ne rimarrete scontenti!!!