Finalmente Islanda…il nostro primo giorno sul Ring

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La sveglia suona alle 5.00, io ovviamente non voglio alzarmi dato che sono andata a dormire solo 2/3 ore prima. Eppure pensavo che stavolta sarebbe stato facile fare i bagagli dato che la maggior parte dell’abbigliamento termico e in pile era già stato sistemato nella valigia, ma si sa, se c’è una cosa odiosa da fare prima di partire…bhe, quella è la valigia!!!

Il mio caro fratellino Giovanni, nostro autista ufficiale in partenza ed arrivo, alle 5.20 bussa già alla nostra porta…l’appuntamento era per le 5.30, ma lui è super puntuale.

Un salto a prendere Alessia (co-accompagnatrice ufficiale) e dritti verso l’aeroporto…con una piccola sosta al bar per la colazione pre-partenza.

Giungiamo all’aeroporto di Capodichino in perfetto orario per fare in check-in, imbarcare la valigia e fare i classici controlli di sicurezza. Tutto liscio come l’olio…e non abbiamo neanche dovuto togliere le scarpe J.

L’aereo parte alle 8.20 ed atterra all’aeroporto di Basilea (Svizzera) alle 10.10. Il nostro prossimo volo è alle 13.00 abbiamo tutto il tempo di recuperare la valigia, farla imbarcare di nuovo e ricominciare la trafila dei controlli di sicurezza; dato l’orario lo stomaco comincia a farsi sentire, ma al nostro gate c’è solo un piccolo punto vendita di tramezzini e bibite, quindi ci accontentiamo di un tramezzino ed una coca cola ed attendiamo il nostro secondo volo. Michele ne approfitta per un pisolino mentre io comincio a spulciare la mia Lonely Planet. Devo dire che è la prima volta che acquisto una Lonely Planet, perché la mia guida preferita fino a questo viaggio era la National Geographic, ricca di foto (deformazione professionale) e con buone mappe dei luoghi, ma per l’Islanda non c’è così ho ripiegato sulla Lonely che credevo di una noia pazzesca data la totale mancanza di foto, ma ho dovuto ricredermi…è veramente ricca d’informazioni e dice veramente tutto, dalle notizie di assoluta necessita alle più sciocche curiosità. Il TOP sarebbe un misto tra le due…chissà…magari la facciamo noi!!!

Torniamo al viaggio….l’aereo per l’aeroporto internazionale di Reykjavik (che in realtà si trova a Keklavik, più o meno 50 minuti dalla capitale) parte alle 13.20 ed atterra alle 15.40 ora locale (in questo periodo in Islanda siamo 2 ore indietro rispetto all’Italia). Il volo è stato tranquillo, così come l’atterraggio, rigorosamente accompagnato dall’applauso al pilota… non ho mai capito il motivo dell’applauso… alla fine è una persona che non sta facendo altro che il suo lavoro…è come se a me facessero un applauso quando stampo una fattura, oppure a mio padre facessero un applauso ogni volta che inforna una pizza, oppure a Michele ogni volta che scatta una foto o smonta una scheda madre!!!

In aeroporto troviamo il tizio incaricato di consegnarci l’auto (un Suzuky Jimni 4×4) con in una mano una targhetta con su scritto “Mr. Stanzione Michele” e nell’altra una birra… “cominciamo bene” penso!!!! Ma alla fine tutto  fila liscio, anzi, mi porta anche le valigie… come si dice “Love this work!!!”.

Abbiamo già il nostro itinerario, ma siamo liberi di fare tutte le deviazioni che ci pare e piace!!!

Avevo letto qua e la su internet che il tempo in Islanda cambia ogni 10 minuti… è una bugia…cambia anche più spesso. Ci mettiamo in macchina con un vento fortissimo ed una pioggia fina fina molto fastidiosa, dopo qualche minuto il sole fa capolino da dietro le nuvole e ci regala un meraviglioso arcobaleno, e poi il secondo, il terzo… nel giro di 10 minuti contro almeno 6/7 arcobaleni…una cosa meravigliosa.

Il tratto che percorriamo in auto nei pressi dell’aeroporto non è un granché, la classica zona industriale… superiamo un primo agglomerato urbano e la nostra attenzione viene catturata dall’insegna KFC, il famoso pollo del kentucky, certo non è tipico dell’Islanda, ma lo stomaco chiama e noi non possiamo far altro che rispondere. Scendo a prendere uno dei famosi chicken box, un cilindro pieno di pezzi di pollo fritto in diversi mix di panature e patatine fritte… ora possiamo avventurarci sulla Ring Road.

L’hingrenguver, famosa come Ring Road o Anello, è la strada principale d’Islanda, che come appunto un anello gira per tutto il perimetro dell’isola. Ci sono poi delle deviazioni, alcune asfaltate altre no che ricoprono i vari tratti secondari. Dopo un paio d’ore di cammino giungiamo alla prima tappa, il parco nazionale Pingvellir, il luogo in cui ebbe luogo il primo parlamento d’Islanda, e famoso per essere il punto il cui è possibile vedere la faglia che separa la zolla tettonica europea da quella americana. Durante il cammino abbiamo visto innumerevoli arcobaleni, e subito dopo i primi agglomerati urbani il paesaggio è subito cambiato, diventando sempre più interessante… tre colori sono stati la costante di questo viaggio, il nero della lava raffreddata, il giallo dell’erba ormai secca ed il verde dell’erba che resiste ancora e del muschio. Siamo in una zona di pascoli, dal punto di vista abitativo si può dire desertica. Distese di erba, con tante pecore e cavalli, ogni tanto qualche fattoria, qualcuna privata, qualche altra offre letti per turisti o piazzole per i campeggiatori che vogliono piantare la tenda (ovviamente d’estate). Facciamo un giro a piedi nel parco nazionale e la nostra attenzione viene richiamata dallo scrocio di una cascata, seguiamo il rumore ad arriviamo ai suoi piedi… sarà la prima di una lunga serie, l’Islanda ne è piena, da quelle maestose e famose come Dettifoss, Gulfoss, Skogafoss, a quelle più anonime, piccole ma allo stesso tempo affascinanti. Il sole tramonta presto in questo periodo, ci rimettiamo in macchina alla ricerca del nostro hotel, si tratta di un piccolo albergo a 10 minuti dalla cascata di Gulfoss, una struttura ad un solo piano con 4/5 camere ed un piccolo bar tutto illuminato a candele dove ci sono 3/4 persone che sorseggiamo birra ed usufruiscono del wi-fi free. Optiamo anche noi per una birretta ed approfittiamo della connessione per controllare le email ed i messaggi degli amici su facebook prima di andare a letto.

Inutile dire che siamo gli unici ospiti dell’hotel per la notte, e sarà cosi un po’ ovunque, anzi parecchie strutture in questo periodo sono chiuse. Dopo giugno, luglio ed agosto, dove non si trova neanche un letto libero se non lo si è prenotato con largo anticipo, i camping, gli alberghi i ristoranti di parecchie aree rurali tolgono l’insegna…se ne parla l’anno nuovo.

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